Chi siamo

Si gareggia di potenza, lunghezza e fantasia. La sfida rumorosa lascia le atmosfere semiclandestine di bar e localini e approda a un grande prato, davanti a un pubblico di diecimila persone.

Un rutto per l’estate
di Massimo Cirri

Il patron ed inventore della manifestazione si chiama Stefano Morselli e ci tiene ad improntare il tutto a un calibrato understatement. E’ necessario per gestire al meglio la delicata dirompenza della materia. A cominciare dal titolo.

“Non c’è una federazione ufficiale della disciplina e pertanto abbiamo evitato di chiamarlo campionato italiano. Però è l’unica gara che si svolge su suolo pubblico, ben diversa da quelle semiclandestine di bar e localini”.

Si chiama “RuttoSound” ma nei fatti quella che sta per iniziare è la finale del campionato italiano di rutto.

Siamo a Reggiolo, 8.000 abitanti, provincia di Reggio Emilia, tra Novellara e il Po, che da 4 anni ospita i ruttatori agonistici italiani. Una presenza che cerca di essere discreta, racconta Morselli, perchè quella del rutto è questione che corre sul filo del rasoio. Non bisogna scadere. “Per questo un mese fa abbiamo rifiutato l’invito di Italia Uno, a Strano ma vero. Volevano che i nostri campioni ruttassero in televisione, in diretta. Un fenomeno da baraccone. Altra cosa ruttare qua, davanti a gente che è venuta a vederti ruttare“.

L’amministrazione di centrosinistra tollera, ma teme l’identificazione Reggiolo città del rutto. Vengono in mente le parole del cardinale Biffi, su Bologna, e l’Emilia per estensione, “satolla e disperata”. Guardandosi intorno disperata non sembrerebbe. Satolla sicuramente si, perchè il rutto questo festeggia.

Pur ignorata dai media locali la gara è cresciuta con gli anni, in partecipazione e pubblico. Stasera saranno in più di diecimila, su un grande prato, tra gli stand di una festa della birra che ha lo stesso ordinato formato delle feste dell’Unità, a aspettare la finale. Nelle serate precedenti, in un Rutto Point, i ruttatori potenzialmente forti si sono sottoposti ad un provino di selezione. Due minuti per mettere in mostra le proprie capacità. Si sono presentati in 50 e i 20 migliori sono sul palco stasera. Il più giovane ha 14 anni ed è accompagnato dai genitori. Il più maturo 32. La maggior parte tra 20 e 25. E’ quella l’età migliore. Anche nel rutto l’atleta deve essere giovane e molti, nel retropalco, tra emissioni di riscaldamento, confermano che con l’età si perde sempre qualcosa. I finalisti sono di tutti i ceti sociali. Vengono dalle provincie di Reggio, Modena, Mantova e Parma. E, dice Morselli, “sono il meglio del rutto del Nord Italia. Gente che rutta normalmente alle feste della birra e stasera ha la possibilità di farlo in modo agonistico” . Perchè il rutto è fenomeno sociale , che non è normale esibire in pubblico ma che comunque esiste. Tanto vale dargli dignità, almeno sportiva.

Reggiolo da l’opportunità per fare outing. Corrado Vernizzi, 19 anni, studente universitario a Parma: “Ho imparato da bambino”. Ero piccolino e facevo già dei rutti abbastanza forti. Mi hanno convinto i miei amici. Mi sono preparato allenandomi tutti i giorni”. Non riporta nessun problema in famiglia per la sua scelta.

L’intero ricavato verrà utilizzato dal GR.A.D.E.-ONLUS (Gruppo Amici dell’Ematologia), in memoria dell’ing. Marco Ferrari, per l’acquisto di una attrezzatura per l’irradiazione degli emoderivati, del costo di circa 200 milioni, da utilizzare presso l’ospedale S.Maria Nuova di Reggio Emilia per i soggetti sottoposti a trapianto del midollo osseo e per contribuire all’acquisto della risonanza magnetica per l’ospedale di Guastalla.