{"id":310,"date":"2001-07-01T23:04:22","date_gmt":"2001-07-01T21:04:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ruttosound.com\/it\/?p=310"},"modified":"2015-05-09T23:07:41","modified_gmt":"2015-05-09T21:07:41","slug":"un-rutto-per-lestate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ruttosound.com\/it\/un-rutto-per-lestate\/","title":{"rendered":"Un rutto per l&#8217;estate"},"content":{"rendered":"<p>Il patron ed inventore della manifestazione si chiama <strong>Stefano Morselli<\/strong> e ci tiene ad improntare il tutto a un calibrato understatement. E&#8217; necessario per gestire al meglio la delicata dirompenza della materia. A cominciare dal titolo: <strong>&#8220;Non c&#8217;\u00e8 una federazione ufficilale della disciplina e pertanto abbiamo evitato di chiamarlo campionato italiano. Per\u00f2 \u00e8 l&#8217;unica gara che si svolge sul suolo pubblico, ben diversa da quelle semiclandestine di bar e localini<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Si chiama <strong>Rutto sound no limits<\/strong> ma nei fatti quella che sta per iniziare \u00e8 <strong>la finale del campionato italiano di rutto.<\/strong><\/p>\n<p>Siamo a <strong>Reggiolo<\/strong>, <strong>8.000 abitanti, provincia di Reggio Emilia<\/strong>, tra Novellara e il Po, che <strong>da 4 anni ospita i ruttatori agonistici italiani.<\/strong> Una presenza che cerca di essere discreta, racconta Morselli, perch\u00e8 quella del rutto \u00e8 questione che corre sul filo del rasoio. Non bisogna scadere. &#8220;Per questo un mese fa abbiamo <strong>rifiutato<\/strong> l&#8217;invito di Italia Uno, a Strano ma vero. Volevano che i nostri campioni ruttassero in televisione, in diretta. Un fenomeno da baraccone. Altra cosa ruttare qua, davanti a gente che <strong>\u00e8 venuta a vederti ruttare<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>L&#8217;amministrazione di centrosinistra tollera, ma teme l&#8217;identificazione Reggiolo citt\u00e0 del rutto. Vengono in mente le parole del cardinale Biffi, su Bologna, e l&#8217;Emilia per estensione, &#8220;satolla e disperata&#8221;. Guardandosi intorno disperata non sembrerebbe. Satolla sicuramente si, perch\u00e8 il rutto <strong>questo festeggia<\/strong>. Pur ignorata dai media locali la gara \u00e8 cresciuta con gli anni, in partecipazione e pubblico. Stasera saranno in <strong>pi\u00f9 di diecimila<\/strong>, su un grande prato, tra gli stand di una festa della birra che ha lo stesso ordinato formato delle feste dell&#8217;Unit\u00e0, a aspettare la finale. Nelle serate precedenti, in un <strong>Rutto Point<\/strong>, i ruttatori potenzialmente forti si sono sottoposti ad un <strong>provino di selezione<\/strong>. Due minuti per mettere in mostra le proprie capacit\u00e0. Si sono presentati in 50 e i 20 migliori sono sul palco stasera. Il pi\u00f9 giovane ha 14 anni ed \u00e8 accompagnato dai genitori. Il pi\u00f9 maturo 32. La maggior parte tra 20 e 25. E&#8217; quella l&#8217;et\u00e0 migliore. Anche nel rutto l&#8217;atleta deve essere giovane e molti, nel retropalco, tra emissioni di riscaldamento, confermano che con l&#8217;et\u00e0 si perde sempre qualcosa. I finalisti sono di tutti i ceti sociali. Vengono dalle provincie di Reggio, Modena, Mantova e Parma. E, dice Morselli, &#8220;<strong>sono il meglio del rutto del Nord Italia. Gente che rutta normalmente alle feste della birra e stasera ha la possibilit\u00e0 di farlo in modo agonistico<\/strong>&#8221; . Perch\u00e8 il rutto \u00e8 fenomeno sociale , che non \u00e8 normale esibire in pubblico ma che comunque esiste. <strong>Tanto vale dargli dignit\u00e0<\/strong>, almeno sportiva.<\/p>\n<p>Reggiolo da l&#8217;opportunit\u00e0 per fare outing. Corrado Vernizzi, 19 anni, studente universitario a Parma: &#8220;Ho imparato da bambino&#8221;. Ero piccolino e facevo gi\u00e0 dei rutti abbastanza forti. Mi hanno convinto i miei amici. Mi sono preparato allenandomi tutti i giorni&#8221;. Non riporta nessun problema in famiglia per la sua scelta.<\/p>\n<p><strong>IN PRINCIPIO E&#8217; LA POTENZA<\/strong>. Si comincia. Prima delle tre specialit\u00e0 di rutto di potenza, dove l&#8217;intensit\u00e0 dell&#8217;emissione \u00e8 valutata da un fonometro digitale. E&#8217; una macchina da 50 milioni, messa gratuitamente a disposizione da un&#8217; azienda di ReggioEmilia che si occupa di impatto ambientale. Ha chiesto soltanto che il suo nome non compaia in nessun modo,<strong>encomiabile esempio di sponsor non invadente<\/strong>. Morselli, disinvolto e affabile presentatore, chiama i primi concorrenti e ricorda come va interpretato il rutto di potenza: <strong>corto e concentrato, per cercare il decibel pi\u00f9 alto nel picco dell&#8217;emissione<\/strong>.<br \/>\nNei primi momenti della gara, soprattutto tra il pubblico che \u00e8 qui per la prima volta, si registra qualche momento di perplessit\u00e0. Imbarazzo per vedere esibita in pubblico, su un palco illuminato e amplificata in migliaia di watt, un attivit\u00e0 tanto privata. <strong>&#8220;Ma sono degli animali&#8221;<\/strong>, dice <strong>stupefatta<\/strong> una ragazza nelle prime file. <strong>Poi qualcosa cambia<\/strong>. La dimensione del gesto agonistico prende il sopravvento sul rutto come rottura delle regole del galateo. Si guarda all&#8217;uomo sul palco, pronto davanti al microfono, come atleta del salto in alto prima della rincorsa. Cerca la concentrazione, a volte beve un sorso di minerale rigorosamente gasata, piega la testa, deglutisce, contrae gli addominali. Sembra guardarsi dentro a cercare la meta come il saltatore in alto guarda l&#8217;asticella. <strong>Qualcuno tra il pubblico incoraggia per spezzare la tensione<\/strong>. Sui diecimila cala il silenzio. Ancora qualche lungo secondo di compressione. poi l&#8217;atleta compie il gesto ed emette. <strong>A volte \u00e8 un suono che pesca nelle profondit\u00e0 viscerali della specie, ha in s\u00e8 una potenza che precede la civilt\u00e0 e forse la costruisce<\/strong>. Il grande leone marino sulla costa della Patagonia, senza nient&#8217;altro intorno se non il proprio grido a simboleggiare la sua forza di capobranco.<strong>Boato del pubblico<\/strong>, senso di liberazione, esplosione di applausi. Prima ancora che il fonometro elabori il responso, l&#8217;atleta sembra conoscere il valore della sua performance. Allora \u00e8 esultanza, braccia al cielo. O gesto di sconforto, stizza, delusione. Nicoletta, 19 anni, studentessa della provincia di Modena, \u00e8 <strong>la prima donna<\/strong> a presentarsi a volto scoperto ad una gara di rutti. L&#8217;anno scorso, dicono le cronache, una rappresentante del gentil sesso era scesa in campo mascherata. Lei ha voluto l&#8217;anonimato e si \u00e8 scelta l&#8217;evocativo nome di Lady Eruttiva. Dice che questa gara di rutti \u00e8 un mondo ancora molto maschile. Si \u00e8 preparata allenandosi durante il giorno, &#8220;quando potevo, in luoghi dove non c&#8217;\u00e8 gente. Di solito riesco a ruttare anche senza bere: stasera, per non rischiare di fare brutta figura, ho bevuto molta Coca Cola&#8221;. A una ragazzo che le piace racconterebbe di aver partecipato a questa gara, &#8220;per\u00f2 non gli farei mai sentire come rutto&#8221;. Quando tocca a lei attraversa il palcoscenico con l&#8217;aria di chi si \u00e8 resa conto di aver sbagliato a dire di si. E&#8217; una bella ragazza bionda con l&#8217;ombelico scoperto. Davanti al microfono impone con decisione la calma al pubblico e a qualche concorrente maschio che rumoreggia. Poi spara un rutto da 128,1 decibel, meglio di molti uomini. <strong>Tripudio di rispetto del pubblico<\/strong>. Il migliore rutto di potenza \u00e8 Paolo &#8220;Ciopa&#8221; Onfiani di Reggio con 136,6 decibel.<\/p>\n<p><strong>POI VENGONO LUNGHEZZA E PAROLE<\/strong>. In platea, seduti sull&#8217;erba, alcuni bambini seguono a bocca aperta. Ma \u00e8 politicamente corretto portare un bambino a uno spettacolo come questo? Pu\u00f2 essere diseducativo? Una mamma fa notare che per mesi ha incoraggiato suo figlio a fare il ruttino dopo la poppata, prima di addormentarsi. E&#8217; come se questo invito, sepolto nei primi mesi di vita di tutti, si manifestasse qui collettivamente. Seconda prova: r<strong>utto in lungo<\/strong>. Il fonometro misura la lunghezza dell&#8217;emissione che deve essere senza interruzioni. A volte la componente psicologica incide duramente sulla performance. Vernizzi nelle prove libere non amplificate ha fatto intravedere grandi doti, ma sul palco delude. Incespica, sente la tensione e rende un decimo di quello che ha dentro. Finir\u00e0 per ritirarsi. <strong>&#8220;E&#8217; l&#8217;emozione&#8221;<\/strong>, dice quasi scusandosi. <strong>Affettuosi applausi di incoraggiamento dal pubblico<\/strong>. Provateci voi, che vi vergognate se vi scappa un piccolo burp digestivo a una cena tra colleghi, a ruttare come meglio potete davanti a diecimila persone che vi tengono gli occhi e le orecchie puntate addosso. Migliore di tutti Luca Augelli di Suzzara, con un <strong>rutto eterno lungo 6 secondi e 362 millesimi<\/strong>. Ma in prova ha superato il muro degli 8 secondi. Non delude Lady Eruttiva, con 1 secondo e 812.<\/p>\n<p>Il <strong>rutto parlato<\/strong> \u00e8 la prova libera della specialit\u00e0. Abolito il fonometro, <strong>gli atleti recitano un fraseggio di propria scelta all&#8217;interno di un unico rutto<\/strong>. Giudica una giuria di 5 specialisti. La maggioranza dei concorrenti preferisce non scegliere in anticipo la frase, perch\u00e8 &#8220;\u00e8 una questione di ispirazione, da cogliere al momento&#8221;. Ma c&#8217;\u00e8 anche chi tenta il colpo scenico e, telefonino all&#8217;orecchio, rutta &#8220;Pronto chi \u00e8?&#8221;. Commuovono la cavernosit\u00e0 di &#8220;M&#8217;illumino d&#8217;immenso&#8221;, &#8220;Cosa conta di pi\u00f9 nella vita&#8221;, &#8220;Ti voglio bene mamma&#8221;, Supercalifragilistichespiralitoso&#8221;. C&#8217;\u00e8 chi cerca di ammaliare la commissione ruttando &#8220;Voglio dare un bacio alla giuria&#8221;. Altri migliorano la performance aggiungendo all&#8217;emissione uno slancio canoro. Ne escono ruttati &#8220;Fratelli d&#8217;Italia&#8221;, &#8220;Voglio andare a vivere in campagna&#8221; e &#8220;Ti amo&#8221;, emesso gastricamente alla maniera di Umberto Tozzi.<\/p>\n<p><strong>SFIDA ALL&#8217;ULTIMO GAS<\/strong>. In uno spareggio allo spasimo si laurea campione 2000 Paolo &#8220;Ciopa&#8221; Onfiani, 26 anni, operaio in un bottonificio. &#8220;Da giovane volevo cantare, poi ho visto che mi riusciva meglio ruttare. Mi alleno mangiando molto in fretta. Quello che mi agevola \u00e8 non sentire l&#8217;emozione. Questa gente \u00e8 solo qui per vedere degli stupidi ruttare. E io li accontento&#8221;, dice con lucida padronanza dello star sistem del rutto. In un intreccio di new e old porta a casa in <strong>premio un prosciutto di Parma<\/strong> e una<strong>pagina personale in Internet<\/strong>, La leggenda del Rutto Sound, con annesso file audio, sul sito ufficiale della manifestazione, www. reggiolo.org. Vince su Massimo Guarini, mantovano, che sconta una indecisione di fondo: &#8221; Ho un bar e una certa reputazione&#8221;. Lady Eruttiva conclude ottava. Roberto Ferrari \u00e8 il padre di Marco, morto ventenne di leucemia. Rutto sound no Limits \u00e8 d<strong>edicata a lui e i molti milioni raccolti con il lavoro volontario di 150 mila persone che gestiscono la festa vanno a finanziare il progetto di biologia molecolare dell&#8217;ospedale di Reggio.<\/strong> Ferrari fa il preside, ha affrontato il dramma di essere sopravvissuto a un figlio e non \u00e8 per niente scontento che la sua memoria sia onorata con una gara di rutti. &#8220;Per la prima volta dopo la sua morte ho cominciato a ridere qui, dopo un buon rutto&#8221;.<\/p>\n<p>di Massimo Cirri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il patron ed inventore della manifestazione si chiama Stefano Morselli e ci tiene ad improntare il tutto a un calibrato understatement. E&#8217; necessario per gestire al meglio la delicata dirompenza della materia. A cominciare dal titolo: &#8220;Non c&#8217;\u00e8 una federazione ufficilale della disciplina e pertanto abbiamo evitato di chiamarlo campionato italiano. 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